Da una pagina di storia del 1799 di R. De Cesare - Spinazzola (BT) Italy
Dodany: Feb 8, 2012
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Da una pagina di storia del 1799 di R. De Cesare, si apprende, che vicino alla chiesa Madre nel borgo antico si trova la casa Dei Cesare alla sua facciata vi è una lapide che ricorda il senatore Carlo De Cesare. Raffaele De Cesare senatore e scrittore racconta di questa casa e di una pagina di storia del 1799. Egli racconta che il Cardinale Ruffo proseguendo la sua marcia fece tappa a Spinazzola il 26 maggio di quell' anno e fu accolto naturalmente come un trionfatore. Egli e il fratello Don Francesco ebbero ospitalità in casa Spada e la sua gente accampo in gran parte sulla spianata avanti alla porta che ora non esiste piu e in parte ospitati nel castello. Fin da allora Spinazzola che non contava più di 5000 anime, aveva titolo di città, ed erano parecchie le famiglie signorili e ricche. Aveva appartenuto ai Calabritto, agli Orsini e ai Pignatelli e in prima di tutti a Niccolò Acciajoli, gran siniscalco della regina Giovanna I. L'ampio castello reso quasi inespugnabile dai dirupi che lo circondano, non fu mai una stabile dimora feudale e se nel 1799 non era una rovina come oggi, poco mancava. I Pignatelli l'avevano abitato due secoli prima e nel 1615 vi era nato colui che divenuto papa si fece chiamare Innocenzo XII. Francesco Pignatelli e porzia Caraffa, suoi genitori dimorarono a Spinazzola finche non ebbero dato assetto al loro patrimonio, poi non tornarono più. Predestinato al Sacerdozio antonio Pignatelli non potè incardinarsi nel Lungo.capitolo ricettizio della chiesa matrice e parrocchiale, perche questa non volle fargli la dote. In quegli anni i Pignatelli erano ridotti a malpartito. Narra la tradizione che Divenuto Papa una deputazione della città di Spinazzola andò a Roma a fargli omaggio e a chiedergli alcuni privilegi. egli accolse i concittadini con il suo fare bonario, parlo loro in gergo spinazzolese ma poco consesse. Quindi nel 1799 il castello disabitato servì come alloggio agli Ufficiali e graduati dell' esercito cristiano comandato dal Cardinale Ruffo, Il grosso delle milizie si accampo sulla spianata dove oggi è la città nuova degna di questo nome per l'ampia via che la spezza in due parti uguali le varie case signorili e le tre chiese. Allora si costruirono i palazzi dei signori Spada e il maggiore fu quello di Don Carlo.Vivendo a Napoli sino a quando non morì, il marito brillò nella gran vita della capitale. Il marito ricco di suo era ricevitore generale delle imposte di Basilicata alla quale provincia apparteneva Spinazzola. Quando il cardinale Ruffo giunse a Spinazzola i Fratelli De Cesare per mettersi al sicuro se ne erano allontanati. Nicola trovò scampo a Cerignola presso la famiglia di sua moglie e Antonio torno a Napoli dove avava lasciata la famiglia. Dico Tornò perché egli si trovava a Spinazzola e Matera prima dell' arrivo del Rufo, ed essendo Giacobino, avava fatto parte del governo del dipartimento del Bradano il quale si doveva costituire a Matera, ma fu costituito ad Altamura. scritte dal testimonio il cantore Vitangelo Bisceglia di Terlizzi, vicario generale di Monsignor Gioacchino De Gemmis Vescovo Generale di Altamura, Nelle memorie si parla del governo del dipartimento del Bradano e a pag 328 si legge:" Fu parimenti provvidenza del governo dipartimentale sciegliersi i suoi ufficiali di segreteria denominati commessi di burò. Il segretario era De Cesare di Spinazzola precettore di Basilicata. Egli era venuto in compagnia di altri ministri don Francesco Bovio e don Francesco Mari, ambedue avvocati." Ad ogni modo il Cardinale che non ignorava la parte avuta da don Antonio nei fatti di Altamura e non ignorava i sentimenti liberali di don Nicola, ordinò il sequestro di tutti i beni mobili e immobili come si rileva dal verbale di sequestro che ha questo titolo:"Annotazione dei mobili ritrovati nella casa indivisa ed in comune fra i fratelli Don Nicola e Don Antonio De Cesare di Spinazzola, sita avanti alla chiesa matrice, sequestrati nonché la casa medesima, per ordine del regio tribunale militare provinciale in vigore di lettera S.E. Don Francesco Ruffo, ispettore generale dell'armata cristiana." E' da notare che nell'inventario pur così minuto, non sono registrati oggetti di valore: circostanza che conferma che la casa fu svaligiata dal denaro, dalle argenterie e ecc..nei due giorni che il cardinale stette a Spinazzola. Tutta roba in balia del caso, si trovarono aperti e vuoti i cassetti, le casse di ferro, ecc.. Il Cardinale Rufo riparti la mattina del 28, la sera arrivò a Venosa, il 29 a Melfi, il 31 passo l'ofanto, e da quel momento anzi per dirla con maggiore esattezza da Altamura al ponte della Maddalena la sua marcia fu rapida e trionfale.
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